Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Itinerario Il Grande Anello dei Sibillini
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Il Grande Anello dei Sibillini

Dettagli

Dati itinerario e impegno richiesto

  • Difficoltà:E
  • Lunghezza:variabile
  • Dislivello:variabile
  • Durata complessiva:variabile
    • Requisiti:Adatto a tutti. Basta solo un po' di allenamento alla camminata

Caratteristiche itinerario

  • Aspetti:Punti Panoramici, Emergenze Floristiche, Aspetti Storici, Luoghi / Monumenti Religiosi
  • Ambienti:Ruscelli, Bosco, Montagna, Prateria

Un percorso escursionistico di 120 km, diviso in 9 tratte, che contorna il gruppo montuoso dei Sibillini a un'altitudine variabile tra 560 e 1794 m slm e collega centro minori poco conosciuti, ma ricchi di tradizioni e di leggende. 

Il Grande Anello dei Sibillini non ha un inizio nè una fine, è una infrastruttura escursionistica chiusa, una sorta di contenitore all'interno del quale potrete trovare quanto di meglio la natura e la storia possano offrire, purchè siate disposti a cercarlo secondo i ritmi del cammino, così come hanno sempre vissuto il territorio del Parco i suoi abitanti. Un cammino da affrontare senza condizionamenti, senza sentirsi obbligati a realizzarlo interamente, si possono percorrere una o due tappe, o anche solo un tratto di esse.

Ogni tratta ha uno sviluppo variabile tra 9 e 19 km, dislivello in salita tra 350 e 850 m e un tempo di percorrenza tra 3h 30min e 6h 30min.

VISSO - CUPI: 4-4.30h - 12 km - dislivello salita 800 m - dislivello discesa 450 m

L’itinerario, partendo dal centro storico di Visso, ripercorre un tratto dell’antica via che collegava il Regno di Napoli con la Valle del Chienti e con Loreto. Il percorso si snoda lungo le pendici del Monte Careschio, aggirandolo fino ai Piani di Macereto, da cui si prosegue fino a giungere al piccolo villaggio di Cupi. L’ambiente è caratterizzato da altipiani che aprono ampie vedute sull’imponente parete del M. Bove Nord e sulle Valli di Visso e dell’Ussita. La presenza di ampi pascoli testimonia la secolare tradizione della pastorizia; mentre fra i campi coltivati, spesso bordati da muretti a secco, i segni visibili di antichi terrazzamenti indicano che un tempo le colture si spingevano più in alto. Lungo il percorso, si incontra il Santuario di Macereto, edificato nel XVI secolo, che comprende la basilica e l’adiacente Palazzo delle Guaite, racchiusi da un recinto murario con un portico interno che serviva da rifugio per i pellegrini e i pastori transumanti.

CUPI- FIASTRA: 4-4.30h - 11,5 km - dislivello salita 500 m - dislivello discesa 700 m

L'itinerario attraversa i pascoli del Monte Val di Fibbia e la Valle di Campobonomo, per risalire ancora lungo la dorsale del M. Coglia e scendere infine su Fiastra. Lungo la prima parte del percorso è impossibile non venire attratti dalla molteplicità dei colori delle fioriture. Alzando lo sguardo è facile avvistare rapaci, come il gheppio e la poiana, in cerca di roditori e altre prede che vivono nei prati pascoli, o provare l’emozione intensa di veder volare via una coturnice. Più avanti lo sguardo si perde nella fertile conca di Camerino e sulla veduta mozzafiato del Lago di Fiastra, incastonato tra fertili colline punteggiate da piccole chiese e borghi rurali. Sul colle di S. Paolo, ben visibile per chi scende dal Coglia, si erge l'antico Castrum Fiastrae, ora Castello dei Magalotti, di cui sono ancora ben visibili i resti delle solide mura perimetrali e del maschio centrale. Qui si rifugiava, con viveri e bestiame, la popolazione in fuga dalle invasioni nemiche.

FIASTRA- MONASTERO: 3:15-3.45h - 9km - dislivello salita 500 m - dislivello discesa 550 m

Il percorso si snoda lungo la dorsale che da Punta di Ragnolo e Pizzo Chioggia si abbassa sulla Valle del Fiastrone. Lungo primo tratto si è accompagnati dalla spettacolare vista sul Lago di Fiastra, mentre più avanti, dai punti più alti è visibile il tratto più profondo della Valle del Fiastrone, con le gole scavate dal fiume nel calcare massiccio e le balze di scaglia rossa. Prosegendo si attraversano dei prati – pascoli fiancheggiati dal bosco misto che , nelle zone più calde e aride, lascia il posto alla lecceta.

MONASTERO - GARULLA: 5.45-6.15h - 18 km - dislivello salita 850 m - dislivello discesa 750 m

Tappa che attraversa uno dei luoghi più spettacolari del Parco: i pascoli montani dei Prati di Ragnolo, con la loro vista mozzafiato che arriva fino al mare e che regalano, in primavera, spettacolari fioriture. Nella miriade di fiori che li colorano spiccano la genziana maggiore, il narciso dei poeti, la viola d’Eugenia, la peonia officinale e diverse specie di orchidee. Lasciato l'altopiano, il percorso prosegue in discesa e si addentra nei boschi alle pendici del Monte Castelmanardo, fino a raggiungere il villaggio di Garulla

GARULLA- RUBBIANO: 3.45-4.15h- 10 km - dislivello salita 450 m - dislivello discesa 500 m

Si percorrono, tra sali e scendi, le basi orientali del M. Castel Manardo e del M. Priora, attraversando le profonde valli dell’Ambro e del Tenna. Dominato dalle cime e dalle pareti di calcare massiccio e di scaglia rossa che stringono le valli dell’Ambro e dell’Infernaccio, il percorso si snoda attraverso quel “mosaico” di ambienti che caratterizza le aree di transizione tra la collina e la montagna. Boschi misti di querce, castagni, carpini e faggi si alternano a piccoli campi, pascoli e arbusteti. Nei versanti assolati vegeta il leccio, mentre nelle valli percorse dai torrenti troviamo pioppi, salici e ontani. L’Abbazia di S.S. Vincenzo e Anastasio, sorta probabilmente prima dell’anno Mille, compare lungo il sentiero, quasi per incanto, a ricordare l’antica presenza dei monaci che scelsero, per i loro insediamenti, questi luoghi impervi, ma di rara bellezza.

RUBBIANO - COLLE DI MONTEGALLO: 4.30-5h - 12 km - dislivello salita 850 m - dislivello discesa 750 m

Il percorso attraversa il versante orientale del M. Zampa, propaggine del M. Sibilla, per scendere a Tofe, nella valle dell’Aso; sale quindi ad Altino per proseguire ai piedi della lunga dorsale che porta al M. Vettore (2.476 m). Siamo nel "Versante della Magia", il cui cuore è il Monte Sibilla sul quale si trova la grotta da cui, secondo la leggenda, si accede al regno della mitica Sibilla. La grotta fu raggiunta, nel Medioevo, da studiosi e cavalieri erranti, giunti da tutta l'Europa per svelare quel mistero che ancora oggi avvolge la montagna fatata. Lungo il percorso si incontrano dei castagneti, la cui presenza, sui Sibillini, è limitata a poche aree, soprattutto del versante Est, poiché vincolata alla presenza di terreni marnoso – arenacei. Le castagne, hanno rappresentato, in passato, uno degli alimenti fondamentali per la gente di queste montagne.

COLLE DI MONTEGALLO - COLLE LE CESE: 5.30-6h - 18,5 km - dislivello salita 650 m - dislivello discesa 200 m

Si percorre il “sentiero dei mietitori”, ai piedi dei versanti orientale e sud-orientale del M. Vettore, la vetta più alta dei Sibillini, fino a Forca di Presta; si continua poi lungo la dorsale del M. Macchialta (1.751 m) e si giunge a Colle Le Cese. Il “sentiero dei mietitori” veniva percorso dai braccianti, spesso con figli al seguito, che dalle zone costiere salivano verso l’Appennino per offrire manodopera nella mietitura, seguendo il ciclo di maturazione del grano. I mietitori si spostavano di paese in paese per “fare la Piazza”, cioè per aspettare nel borgo i proprietari terrieri che all’alba passavano per l’ingaggio. L’ultimo grano a maturare era quello coltivato nei Piani di Castelluccio, visibili da Forca di Presta, punto di arrivo del sentiero. Il primo tratto del percorso offre magnifici scenari sui ripidi canaloni e sulle pareti rocciose del M. Vettore e, oltre la Valle del Tronto, sul massiccio della Laga, compreso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

COLLE LE CESE - CAMPI VECCHIO: 6-6.30h - 19,5 km - dislivello salita 450 m - dislivello discesa 1100 m

Il percorso si snoda lungo la dorsale che circonda a sud e ad ovest il bacino di Catelluccio, fino a giungere alla Forca di Giuda (1.794 m), il punto più alto toccato dal GAS, da cui si scende nella Valle del Campiano e quindi a Campi Vecchio. Il bacino di Catelluccio è frutto di lenti movimenti di distensione della crosta terrestre e della sedimentazione di detriti nel fondo di un lago ormai scomparso. In esso sono riconoscibili tre aree: il Pian Grande, dominato a est dalle imponenti “coste del Vettore”, il Pian Piccolo e il Pian Perduto. I Piani offrono uno dei paesaggi più suggestivi del Parco, frutto dell'azione della natura, ma anche del lavoro dell'uomo che qui coltiva da centinaia di anni la lenticchia. Le ampie distese degli altipiani, teatro in estate di spettacolari fioriture, sono dominate dal solitario paesino di Castelluccio, posto su un colle a 1.452 m di altitudine. Proseguendo verso Campi, il paesaggio cambia completamente e le distese solitarie dei Piani lasciano il posto agli scenari della Valle del Campiano cosparsa di borghi, ruderi di castelli e interessanti chiese.

CAMPI VECCHIO - VISSO: 3.30-4h - 9,5 km - dislivello salita 350 m - dislivello discesa 600 m

Il percorso attraversa i Colli dell'Acquaro per poi scendere a Visso lungo l'omonima valle situata tra il M. Moricone e il M. Cavolese. Questo itinerario ripercorre un’importante via di comunicazione storica tra Norcia e Visso attraversando alcuni degli ambienti meno frequentati del Parco, ma di grande bellezza e interesse naturalistico. Lungo la Valle di Visso il percorso costeggia uno dei numerosi torrenti che alimentano il fiume Nera. Nelle sue acque limpide è facile veder nuotare la trota fario. Le praterie dei Colli dell’Acquaro sono cosparse di casali, alcuni dei quali ancora utilizzati per la pastorizia. In queste zone sono tuttora vive le attività agricole tradizionali, che a queste altitudini, ben oltre i 1000 m, si basano sulla coltivazione di lenticchia, di frumento e di foraggio.

Gli eventi sismici del 2016 non hanno compromesso la percorribilita del grande anello dei Sibillini, ad eccezione di alcuni brevi tratti che attraversano delle zone rosse (Come a Visso e a Campi di Norcia). Inoltre il tratto da Colle Pisciano a Forca di Presta non e percorribile. Parte dei rifugi e delle strutture ricettive su Grande anello sono invece al momento inagibili a causa di danni alle struttutture stesse o perche soggette a pericolo incombente. Al momento i rifugi aperti sono quello di Garulla e di Tribbio. E' possibile inoltre fruire di ricettivita alternativa in alcuni punti del percorso. L'Ente Parco sta lavorando per realizzare strutture ricettive temporanee in alcuni punti tappa che dovrebbero essere disponibili dall'inizio del mese di luglio 2018, cosi da poter garantire l' ospitalita lungo tutto il percorso

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